“Lasciate che i piccoli vengano a me”




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Chi più di Gesù ha amato i bambini tanto da preferire l’innocenza dei loro cuori ai dotti e ai sapienti? Ma i piccoli in chiesa hanno sempre rappresentato un problema, per i genitori e per tutta l’assemblea. I bambini hanno bisogno di spazi adatti a loro e le chiese non sono mai state il luogo ideale per la loro collocazione. Per questo motivo il nostro don Mario ha pensato di “ritagliare” all’interno della chiesa, al posto di due vecchi e inutilizzati spazi di confessionali, un luogo dove i piccoli possano stare a giocare con altri bimbi, mentre i loro genitori ascoltano la S Messa.


La stanzetta ha una superficie quadrata di circa 40 mq (10 x 4) con un’enorme vetrata che guarda verso un’ala della chiesa dalla quale vi si accede. Due tappeti coloratissimi, lavorati a mano per terra e tanti giochi: cuscini, orsacchiotti, bamboline, costruzioni, pouft. Ma l’originalità della stanzetta sta nelle pitture murarie ed il simpatico pavimento di gomma colorata. Quest’ultimo, oltre ad avere proprietà anallergiche e ad attutire le cadute dei bambini, presenta una colorazione molto particolare: giallo, blu e rosso, colori che racchiudono uno specifico significato al quale don Mario ha voluto attribuire. Il rosso sta per il martirio, il blu vuole rappresentare il paradiso, il giallo la luce dei Santi. Escludendo la parete che immette sulla chiesa, quella della vetrata ove ci sono rappresentate da un lato la prua e dall’altro la poppa della nave di Pietro (la Chiesa) incagliata sulla spiaggia del lago di Tiberiade e in lontananza la barca di San Vito, patrono della nostra chiesa, le altre pareti sono riservate a dipinti con tematiche differenziate: da un lato i piccoli martiri, dall’altro i santi, e sulla parete di fronte alla vetrata Gesù circondato dalla presenza dei bambini, Maria e Giuseppe.

 

Dalla parte dei Santi si possono elencare: S Francesco, che viene sollevato in aria dal simpatico disco del sole, mentre il lupo disperato lo trattiene a terra con una cordicella. Nel saio bianco a strisce azzurre Madre Teresa, dal volto legnoso, accoglie nel suo amoroso abbraccio un bambino di colore che tiene nelle mani l’emblema della santa: una matita. La piccola Santa Teresina, mentre sparge petali per il cielo ed una pallina ai piedi per ricordarci che lei era la pallina di Dio. Il funambolo, don Bosco ragazzino, che sfida le leggi della gravità camminando su una corda tesa da un albero all’altro, mentre sotto i bambini incantati lo guardano con occhi  di stupore.

Margherita, la mamma di don Bosco, con in mano il cesto della biancheria stirata: piccola, appartata, riservata, come sono le mamme dei grandi Santi. Con don Bosco non si poteva tralasciare il piccolo S. Domenico Savio: lo si vede nel confessionale insieme al sacerdote  in un momento di intensa comunione spirituale. Proseguendo lungo la parete, ci si imbatte poi nei tre pastorelli di Fatima, inginocchiati ad adorare la Santa Vergine avvolta nel suo grande splendore di luce. La scena centrale è dominata dalla figura di Gesù che, nel suo infinito abbraccio, raccoglie a sé tanti piccoli che si arrampicano e si arrabattano sulle sue ginocchia, mentre a terra piccoli marmocchi gattonano facendo sorrisi e smorfie.

A fianco di Gesù, S. Giuseppe alle prese al banco da falegname con pialle, martelli, chiodi, seghe e trucioli completa il quadro della Sacra Famiglia. Comincia da qui la parete dedicata ai martiri, primo fra tutti il piccolo Tarcisio con al petto la teca della Santa Eucaristia. A fianco, il Beato Charles de Foucauld con il cuore rosso cucito sulla tunica bianca, simbolo dell’ordine dei monaci Ttrappisti. Santa Cecilia, allegra e gioviale mentre suona l’arpa, è circondata da altre giovinette danzanti.

La grande sensibilità di don Mario non ha potuto dimenticare il “martirio” dell’Olocausto: i tanti bambini uccisi nei ghetti e nei campi di concentramento, ora figuranti per i prati del cielo che corrono felici e spensierati dietro ad un aquilone; S. Massimiliano Kolbe, consumato nella divisa a strisce dei detenuti dei lager, con l’indice alzato pronto a donare la sua vita al posto di quella del padre di famiglia; Edith Stein, giovane suora ebrea uccisa ad Auschwitz.

Per finire, non potevano mancare gli angeli sul soffitto, in mezzo ad un cielo pieno di nuvolette, con i volti di tutte le razze del mondo a custodire i nostri “piccoli angioletti” che, tra risa, strilli e giochi non faranno nemmeno in tempo ad accorgersi del tempo che trascorre.

 


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